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del Circolo di Montagnana (PD) | |
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GA a MOSCA (settembre 2002)
appunti sparsi di viaggio
(a cura di Enzo)
La delegazione era composta da 6 elementi: Alessandro, rappresentante del settore internazionale delle Acli regionali Lombardia, mente e organizzatore del viaggio, tessitore dei rapporti con la comunità di S. Phlareth, su cui mi dilungherò in seguito, Guido, sindacalista e giornalista della Cisl e dell'Ufficio studi di Brescia, Piero, medico e rappresentante delle Acli comasche, di cultura enciclopedica soprattutto nel campo dell'arte russa (icone comprese!), il mitico Giovanni (fortunati coloro che lo avranno come cuoco del campo estivo di GA), sempre di Brescia, veterano degli scambi con gli amici dell'Est, Peppino, brianzolo della provincia di Milano, per la settima volta a Mosca e il sottoscritto, Enzo, quale rappresentante di GA. Leitmotiv e scopo del viaggio, oltre la componente turistica e godereccia che è ormai patrimonio dei viaggi Acli e di GA, era quello di approfondire e conoscere meglio la realtà russa in generale, e quella della comunità di S. Philareth in particolare, con cui le Acli da un decennio, hanno cominciato a dialogare. L'istituto di S. Philareth fu fondato nel 1988. All'inizio, era una scuola di catechizzazione per laici che cercavano di approfondire la loro fede. Nel 1990, l'Istituto divenne il dipartimento teologico dell'università di Russia. Nello stesso anno, cominciò a pubblicare il suo giornale. L'istituto di S. Philareth è una scuola teologica privata di educazione superiore, la cui missione è quella di preparare uomini e donne ad assumere una leadership effettiva all'interno della chiesa ortodossa e di promuovere una riflessione teologica sulla vita e dottrina della chiesa e il suo posto nella società. L'istituto, provvede a preparare per il futuro missionari ortodossi, catechisti e insegnanti, con lo scopo di contribuire alla rinascita della fede ortodossa in Russia e di fornire una appropriata educazione teologica ad alto livello. S. Philareth compie la sua missione attraverso le seguenti attività:
La suddetta comunità, di rito ortodosso, è innanzitutto un'esperienza di fede che permea e scandisce i ritmi della vita quotidiana dei suoi membri, tra i quali tanti giovani e ragazze, che cercano di interpretare gli accadimenti della loro vita attraverso la lettura della bibbia e la preghiera. L'impatto con loro, dunque, per me, giovane delle Acli poco "ortodosso" ai dettami della mia Chiesa, è stato molto emozionante e mi ha fatto riflettere molto sulla mia dimensione cristiana e sulla mia fede. Siamo dunque subito entrati nelle loro preghiere, nelle loro chiese, nelle loro case. Case che possono essere chiese, ma non viceversa (e qui, purtroppo, la realtà della chiesa ufficiale ortodossa, lontana dalla gente e dal suo sentire). Possono essere chiese perché in fondo basta un'icona del Cristo o dalla Vergine su cui volgere lo sguardo, due tre candele accese e canti pieni di vita per pregare, meditare e approfondire la parola del Cristo. Ma perché le Acli, soggetto troppo immerso nelle vicende terrene e politiche del nostro tempo, lì a stretto contatto con tale comunità tanto confessionale e religiosa? Non che tale comunità sia avulsa dal contesto socio-economico russo o che pratichi la meditazione e la riflessione spirituale fine a se stessa, poiché tutti i componenti hanno la loro storia professionale e cercano di essere presenti nella società per modificarla, ma la loro fede e il loro modo di viverla, ci hanno spiazzato. Sembrava a momenti, che la barriera linguistica e culturale rappresentata da una lingua incomprensibile e da una liturgia non da meno, si sfaldasse sotto i colpi di canti bellissimi e sorrisi solari. Ma come abbiamo cercato di spiegare ai nostri amici, le Acli sono pur sempre un movimento cristiano di lavoratori, contrassegnato da spirito di fedeltà alla Chiesa, e che guardano al Vangelo e alla dottrina sociale della chiesa come alle loro guide e muse ispiratrici. La settimana a Mosca è stata scandita, dunque, dalla visita alla città, alle sue innumerevoli bellezze architettoniche (in primis il complesso della piazza Rossa e del Cremino), dai momenti ecumenici, di scambio e di conoscenza con i membri della comunità, dall'incontro con i professori universitari dell'università statale di mosca sulla realtà socio e geopolitica russa, dalle visite a realtà impegnate nel mondo del volontariato. Ma tutto ciò è stato possibile grazie al lavoro insostituibile delle nostre guide "naturalizzate italiane", Anna, Elena, Dina, e altre, che oltre a parlare un italiano quasi perfetto (io ero imbarazzato a fronte del mio inglese risicato), ci hanno dedicato una settimana intera, permettendoci di capire tante cose che altrimenti ci sarebbero sfuggite. Un cenno su queste ragazze e il "capo" della comunità nonché nostro e loro mentore Alexander. Questo gruppo è stato conosciuto dai veterani dello scambio con i russi Alessandro, Peppino e Giovanni durante gli innumerevoli contatti e scambi pregressi. Innamorati dell'Italia e della sua storia e arte (Alexander è professore di storia dell'arte), questo gruppo è fortemente impegnato a promuovere il dialogo tra le chiese (scontrandosi brutalmente con la gerarchia) , a portare in terra russa esperienze associative europee, a organizzare corsi di lingua e cultura italiana. Infatti, alcune di queste ragazze hanno fondato a Mosca la comunità di S. Egidio, insegnano la lingua italiana, hanno costituito un gruppo giovani all'interno di s. Philareth. Di qui la ricerca di un dialogo, di un confronto, di uno scambio continuo di punti di vista, della necessità di capire i loro reali problemi di fronte a una realtà che è cambiata in modo tanto repentino, la voglia di mettersi in discussione. Io da parte mia, ho cercato di spiegare ai giovani della comunità cosa significa per noi fare associazione e fare politica, cercare di incidere nella realtà in cui viviamo. A parte le difficoltà in cui mi sono dibattuto, per spiegare un modello di terzo settore che in Russia e nell'Unione Sovietica non è mai esistito e stenta ad affermarsi (dieci anni dalla caduta dell'Impero sono ben pochi), mi hanno fatto capire che prima di tutto per loro, in questo determinato periodo storico, c'è da ricostruire e rifondare prima di tutto il cuore e le coscienze, poi con la preghiera chissà……. Ma questo loro atteggiamento è da capire e va rispettato e mi è apparso dunque normale il loro aggrapparsi così profondamente alla fede e alla loro comunità.
enzo e il mitico giovanni All'università, invece, gli scenari sono cambiati e siamo entrati in contatto con il mondo accademico russo: un professore di scienze politiche che sembrava un Breznev sovrappeso, un professore di filosofia, un docente di storia delle religioni e altri, più alcuni rappresentanti del Consiglio degli studenti che ci hanno descritto una Russia che cerca con fatica di uscire dagli schemi del passato tanto è il peso dell'apparato, della mentalità, delle sovrastrutture precedenti. In questi professori mi è sembrato di vedere una certa nostalgia della grandezza dell'impero sovietico, poiché non vedono nello scenario geopolitica presente una reale collocazione del loro paese. Sono però, anche consapevoli, che tornare indietro non è più possibile e che la Russia può e deve ritagliarsi una posizione dominante nello scacchiere euro-asiatico, ammiccando a paesi come l'India e la Cina, piuttosto che all'unione Europea che più come luogo delle opportunità o come occasione di democratizzazione, è percepita come struttura omologanizzante e baluardo dell'occidentalizzazione di quello che fu l'ex blocco sovietico. Quindi, l'entrata nella Nato, dettata più da ragioni di opportunità internazionale e dalla strategia mondiale contro il terrorismo, è anche da interpretare alla luce dei nuovi rapporti di forza che si stanno delineando a livello mondiale. Un accenno merita anche la visita a Padre Elia e alla sua casa di accoglienza per bambini orfani e disadattati. Uno dei problemi che la Russia dovrà affrontare in maniera particolarmente determinata, investendo in capitale umano e finanziario, è quello dei bambini di strada e degli orfani. Le cifre di questo fenomeno sono spaventose e addebitabili a tutta una serie di concause: la destrutturazione e l'implosione della società Russa e, quindi, della famiglia, la perdita di capacità economica e il conseguente fenomeno dell'abbandono, l'inarrestabile processo di urbanizzazione e i flussi migratori di bambini verso le città in cerca di qualcosa da fare. Lo Stato e le sue emanazione cercano di fare quello che possono, come ci ha riferito un responsabile della municipalità di Mosca che si occupa di prevenzione e recupero di minori, e le associazioni di volontariato che si occupano del problema si contano sulle dita di una mano. Una di queste è la casa di accoglienza di padre Elia, a circa due ore di trenino da mosca, che tra tutti i problemi cui deve far fronte, rappresenta un'esperienza unica nel suo genere. Tale padre Elia, a metà strada tra un Patch Adams e un personaggio fiabesco, ha tirato su da niente, in mezzo a tanta disperazione (e paesaggistica e umana) un rifugio sicuro per bambini che hanno subito vari traumi. Ma non solo per pochi eletti, privilegiati a stare in un luogo dove giocare in serenità, dare sfogo alla loro fantasia (laboratori di modellistica, legno, pittura), essere ascoltati e protetti, ma per tutti. Come per tutti? Si, perché i bambini passano da padre Elia un solo mese, c'è un cambio continuo, così da consentire a tutti di vivere un periodo di tranquillità per poi tornare nelle loro abituali strutture di accoglienza (in genere orfanotrofi). Chiaro che è una scelta, giustificata dal fatto che tale luogo, ci riferiva il padre, non può costituire un paradiso in terra per pochi, i bambini cioè devono essere consapevoli della realtà che dovranno affrontare nelle loro vite. E ciò che hanno vissuto in quel mese, ciò che hanno appreso deve costituire uno stimolo per andare avanti, essere forti, crescere. D'altronde meglio consentire a tutti un'esperienza così, considerato cosa è il mondo per i piccini in Russia che creare una sorta di bambagia per pochi fortunati! La settimana, poi, è trascorsa tra visite a musei, icone (basta!!!!!, per favore), monasteri, tra mangiate di salmone e bevute di vodka. Avrei tante altre cose da scrivere, ma ve le racconterò di persona! Ciao a tutti.
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